Perché è difficile scoprire nuovi podcast
[Prospettive 03/2026] Le piattaforme investono miliardi per farti scoprire nuovi podcast. Ma continuano a suggerirti sempre gli stessi. Capiamo perché e cosa possiamo fare.
Di cosa parliamo in questo numero: Sulle piattaforme podcast vedi principalmente gli stessi nomi, gli stessi volti, gli stessi podcast da milioni di ascolti. Scoprire podcast davvero nuovi resta difficilissimo. È matematica. E ha conseguenze concrete per chi fa podcast, per chi li ascolta, e per chi ci investe.
Per Assipod.org - Associazione Italiana Podcasting, il 22 gennaio abbiamo fatto il primo dei tre incontri a Base Milano per Podcast in Circolo, il format che apre un dialogo tra community e podcaster, parlando di “normalità e aspettative” insieme a GIanpiero Kesten e il podcast Avanti Veloce.
Prossimo appuntamento il 19 febbraio alle 18.30 con Daniele Vaschi e il podcast Comprami. Segnatevi la data e prossimamente sarà possibile iscriversi.
Perché è difficile scoprire nuovi podcast - Il paradosso della scoperta
Nel 2025, Spotify ha annunciato oltre 25 nuove funzionalità per migliorare la scoperta di podcast. Tra queste c’è anche la possibilità di integrare Spotify nelle conversazioni ChatGPT per ricevere consigli personalizzati su musica e podcast direttamente nella chat. (Non l’ho ancora testata perché il mio account non ha ancora questa funzione.)
Apple Podcasts ha festeggiato 20 anni di podcasting rilanciando le sue sezioni curate e i suoi “Best of”. YouTube ha lanciato classifiche settimanali dedicate ai podcast.
Le piattaforme non hanno mai investito così tanto in discovery. Spotify da sola ha speso oltre 10 miliardi di dollari negli ultimi cinque anni nel podcasting, gran parte dei quali proprio per migliorare gli algoritmi di raccomandazione e portare più podcast alle persone giuste.
È molto positivo questo aspetto, considerando che la discoverability, ovvero la capacità di scoprire podcast nelle piattaforme audio è da sempre un argomento di discussione. L’intento è lodevole. Eppure, se apri Spotify o qualunque altra piattaforma di podcast oggi e scorri i suggerimenti “Per te”, trovi per lo più:
Podcast con milioni di download
Conduttori già famosi
Show prodotti da grandi network.
Se vai su Apple Podcasts e cerchi “novità”, ti ritrovi nelle classifiche podcast che esistono da anni, con volti che vedi già ovunque.
Non è un caso e nemmeno un errore. È questione di matematica.
Come funzionano gli algoritmi di discovery
Per capire perché continuiamo a vedere principalmente gli stessi podcast, dobbiamo capire come funzionano realmente gli algoritmi.
Spotify
Secondo uno studio di Ausha Academy del 2024, l’algoritmo di Spotify si basa su tre pilastri:
Metadata del podcast: titolo, descrizione, nome autore
Comportamento degli ascoltatori: ascolti completi, iscrizioni, salvataggi
Raccomandazioni basate sulla cronologia: se ascolti true crime, Spotify ti suggerirà altri true crime.
Lo studio ha analizzato migliaia di risultati di ricerca e ha scoperto che la SEO nei podcast resta un punto rilevante per essere scoperti. Infatti:
il 67% dei podcast nella Top 100 di Spotify include la keyword di ricerca nel titolo
il 97% dei podcast che appaiono nei risultati di ricerca hanno la keyword nei metadati
Ottimizzare titoli e descrizioni per l’algoritmo è rilevante perché in caso contrario semplicemente non esisti per chi ti cerca.
Apple Podcasts
I criteri di discovery di Apple si basano su altri fattori. Nel 2022, la piattaforma ha rivelato i fattori principali del suo algoritmo di ricerca:
Metadata: titolo show, titolo episodi, nome canale
Popolarità: numero di follower e play su Apple Podcasts
Comportamento utente: ascolti, iscrizioni, recensioni, engagement dai risultati di ricerca.
Secondo analisi di Libsyn, per arrivare in Top 100 nella maggior parte delle categorie servono circa 200 nuovi iscritti in un giorno. Per la classifica generale Top 100, servono oltre 200 nuovi iscritti in 4 ore.
E qui c’è un altro paradosso: per essere scoperto dall’algoritmo, devi già avere numeri. Ma per avere numeri, devi essere scoperto.
Questo meccanismo ha conseguenze concrete e diverse per ciascuno dei tre attori coinvolti: podcaster indipendenti, aziende che investono e ascoltatori.
Se sei un podcaster indipendente, la realtà è che tutti gli strumenti che le piattaforme mettono a disposizione funzionano solo se:
Pubblichi con regolarità assoluta (gli algoritmi premiano la costanza)
Hai ottimizzato ogni singolo metadato (titoli, descrizioni, keyword esatte)
Hai già una base minima di ascolti/engagement (l’algoritmo non sa chi sei se nessuno ti ascolta).
Ma nessuna di queste risolve il problema di base: se il tuo podcast non ha già trazione, l’algoritmo non lo mostrerà a chi non ti conosce già.
Il risultato è che la strada per essere scoperti passa ancora (e soprattutto) dal fare cose che gli algoritmi non misurano: passaparola, community, contenuti che le persone vogliono condividere.
La situazione non è diversa se sei un’azienda che vuole fare un podcast
Molti preferiscono scegliere un nome noto per la conduzione perché la celebrity ti apre le porte alla visibilità. E guardando i podcast che le piattaforme mettono in evidenza, tutto sommato hanno ragione.
Il primo Golden Globe assegnato a un podcast di cui abbiamo parlato nella scorsa edizione, è andato a una attrice, conduttrice, star di Hollywood con trent’anni di carriera. Non una podcaster qualunque.
Dunque questa è davvero l’unica strada? O forse è un circolo vizioso: l’algoritmo premia chi ha già numeri, le celebrity hanno già numeri, quindi l’algoritmo le premia ancora di più. E così ti convinci che non esistono alternative.
Eppure il mercato racconta un’altra storia. Il podcasting vale quasi 40 miliardi di dollari a livello globale. La spesa pubblicitaria solo negli USA raggiungerà 2,56 miliardi nel 2026. E anche se in Italia non raggiungiamo ancora questi numero, il trend è in crescita.
Sono cifre enormi, che dimostrano quanto il settore sia cresciuto. Ma c’è un problema: se tutto questo valore si concentra solo sui podcast già famosi, il sistema si impoverisce. Perché senza varietà, senza voci nuove, senza progetti di nicchia che parlano a comunità specifiche, anche i grandi show perdono contesto. Diventano tutti uguali. Le piattaforme questo lo sanno. Ma finché i loro algoritmi premiano solo ciò che è già popolare, la promessa di “dare spazio a tutti” resta sulla carta.
Se sei un ascoltatore, ti ritrovi il feed drogato da queste stesse logiche, dove “cose nuove per te” significa “già popolari per altri”.
Che non è la stessa cosa.
Perché gli algoritmi funzionano così
Gli algoritmi sono progettati per ridurre il rischio. Ti suggeriscono ciò che probabilmente ti piacerà, basandosi su ciò che è già piaciuto a persone simili a te. Come tutti gli algoritmi dei social che abbiamo imparato a conoscere molto bene.
È un sistema efficiente. Ma è anche conservativo.
Spotify lo dice chiaramente nei suoi annunci 2025-2026:
“Discovery should feel intuitive and personal. We’re giving you more control to ask for what you want, shape what you hear, and get to the right music faster.”
Nota: “to the right music”. Non necessariamente “nuova” musica. La “right” music.
Lo stesso vale per i podcast. L’algoritmo vuole darti podcast “giusti per te” (cioè simili a quelli che già ascolti), non necessariamente “nuovi” (cioè diversi da tutto quello che conosci).
È una dinamica che conosciamo, ma quando si parla di musica e podcasting il discorso si apre anche ad altri impatti, come il gender gap.
Cosa significa tutto questo
Il problema non sono le funzionalità di scoperta. Il problema è che “discovery” e “visibilità per tutti” non sono la stessa cosa.
Gli algoritmi fanno quello che sono progettati per fare: massimizzare engagement e aumentare il tempo di ascolto.
Ma questo crea un circolo che si autoalimenta:
I podcast che hanno già successo vengono raccomandati di più
Vengono raccomandati di più → ottengono più ascolti
Ottengono più ascolti → l’algoritmo li vede come “di successo”
L’algoritmo li vede come “di successo” → li raccomanda ancora di più.
I podcast indipendenti, anche se di qualità altissima, restano fuori da questo circolo perché l’algoritmo non ha modo di sapere che quel podcast è di qualità se nessuno lo ascolta ancora.
Cosa possiamo fare concretamente
Se sei un podcaster indipendente: smetti di aspettare che l’algoritmo ti scopra. Lavora per costruire una community fuori dalle piattaforme, e per contenuti che le persone vogliono condividere. Sì, ottimizza i metadati, ma fallo per le persone, non per l’algoritmo. In questo articolo trovi una guida dettagliata di come puoi ottimizzare la SEO nel tuo podcast.
Se sei un’azienda: ridefinisci cosa significa “successo”. Forse non è essere in Top 100, ma raggiungere le persone giuste. E chiediti: cosa serve davvero al mio pubblico per fidarsi e ascoltare?
Se sei un ascoltatore e vuoi davvero scoprire podcast nuovi, devi cercarli attivamente. Usa ricerche specifiche invece di scorrere le homepage. Segui newsletter di settore, community di appassionati. E condividi ciò che scopri: il passaparola è ancora il modo più potente per far emergere voci nuove.
Facciamo un sondaggio?
Le mie Prospettive della settimana
Ho scoperto che nelle Artoteche è possibile prendere in prestito opere d’arte, come faresti con i libri in biblioteca.
ho ascoltato una bella intervista a Francesca Cavallo sulla sua visione rivoluzionaria della parità di genere.
Ho scoperto che all’edicola di Lambrate in Via Conte Rosso a Milano si sta organizzando un evento pazzesco per l’editoria indipendente. È una bella iniziativa di prossimità e stanno cercando supporto.
Come cambia il tuo podcast mentre cresce il tuo business
l podcast non ha sempre la stessa funzione. Cambia mentre cresci tu. Cambia mentre cresce il tuo business.
In questa puntata riflettiamo su come cambia la funzione del podcast nel tempo e su perché usare sempre lo stesso approccio (indipendentemente dalla fase del business) sia uno degli errori più comuni nel podcast marketing.
Analizziamo le 3 fasi di evoluzione di un podcast, che corrispondono alle fasi di crescita di un’attività:
quando il podcast serve a costruire credibilità
quando diventa uno strumento di filtro e pre-qualificazione
quando lavora sul posizionamento e sulla leadership.
Se vuoi approfondire i contenuti di questa newsletter, qui trovi altre fonti che ho consultato per scriverla:
https://improvepodcast.com/apple-podcast-algorithm/
https://www.limelightdigital.co.uk/podcast-statistics/
https://www.podcastvideos.com/articles/spotify-video-podcast-growth-2026/
https://rss.com/blog/the-current-state-of-podcasting/





Meraviglia!
La cosa bella di queste analisi, oltre ad essere professionali, sono raccontate benissimo.
Non è scontato: su quel social che inizia con la L (e finisce con inkedIn) mi sanguinano gli occhi per come viene descritta qualunque cosa.
Mi passa la voglia di intervenie.
Continua a postare assaggi del lavoro che fai qui, su quel sito, sia mai, che si spezzino le catene di narrazioni con modalità tossiche.
Tornando alla scoperta dei podcast sarebbe bello e necessario che chi fa podcast, parli, consigli altri podcast, con recensioni ecc. Avendo un pubblico, una nicchia, crea un circolo virtuoso.
Noi lo facciamo invitando nello show, host dei podcast indipendenti che ci piacciono.
Temo che molte persone credono che parlare del lavoro di altre, sminuisca il proprio o le nasconda.
È bellissimo pubblicizzare podcast di altra gente, che fa lavori anche migliori dei nostri: non ci svilisce affatto, crea un ricircolo di idee e ispirazione.
Parola di LINKioni
Questo articolo arriva proprio nei giorni in cui sto cercando un podcast da ascoltare.
Fino ad oggi non ne ho mai ascoltato, però mi incuriosiscono molto!